Riflessioni di una social media diversamente-guru

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C’è una differenza sostanziale tra l’essere in rete per cazzeggio e l’esserci per lavoro.

Io la sto scoprendo pian piano, strada facendo, da vera neofita di questo lavoro che mi affascina così tanto.

E così pian piano mi scontro con problemi e aspetti di vita quotidiana che per chi questo lavoro lo fa da più tempo di me sono oramai scontati.

Al mondo del marketing digitale io ci sono arrivata un po’ per caso, rispondendo ad un annuncio trovato su FriendFeed.

No, non ho una formazione scolastica ad hoc, anzi. Con una laurea in ingegneria delle telecomunicazioni, il marketing proprio non l’ho mai studiato.

E allora perché?

Sinceramente non lo so. Forse perché sono curiosa, perché mi piace provare, spacioccare, inventare. Forse perché sono in rete dal 1997 con livelli diversi e forse e dico forse,  ho imparato a riconoscere qualche dinamica, a saperle gestire.

La sostanza è che leggo e che ci provo. E mi piace un sacco, davvero.

E questa è la parte bella, quella in cui sperimenti, organizzi, disegni, la parte della vision (ARGH!) e della messa in pratica. In pratica Roberta.

Poi però c’è l’altra parte. Eta. Che è sempre Roberta, ma è la Roberta che in rete ci sta per diletto e non per lavoro.

E le due identità finiscono con il mischiarsi un po’ per forza un po’ per necessità.

E qui nascono i miei dubbi: si o no?

A me verrebbe da dire no. Il lavoro deve rimanere separato dalla vita privata.

Tuttavia, quando è un lavoro dove i tempi ed i luoghi non esistono, è scontato trovarsi a lavorare una sera all’una o una domenica da casa. E’ scontato controllare come Eta ciò che succede a Roberta. Come risultato si ha un filtro che consapevolmente o meno viene posto sull’account cazzeggione. Il blog aggiusta il tiro, certi post non si commentano più, certi like si evitano, persino i tweet ri camuffano cambiando parole.

Mmmm e allora? Niente più vita privata?

Non lo so.

Probabilmente l’equilibrio è qualcosa che si scopre andando avanti. Che si impara un po’ per volta.

Altra cosa è che da quando sono a Milano ho incontrato parecchi di voi* ed è normale che una volta che i rapporti cambiano, anche la percezione del flusso totale si modifichi.

Ad alcuni magari si decide di far sapere meno, ad altri di più. I rapporti si evolvono nel reale per diradarsi nel virtuale o finire nel classico DM che distrugge la comunicazione globale.

Sono dinamiche nuove per me, che sto cercando di comprendere, interiorizzare e fare mie, trovando soluzioni che incidano sul mio lavoro o sulla mia vita personale.

Ma voi miei cari Guru della comunicazione, PR da tempi immemori, si voi, come fate?

La mia sensazione è che l’account lavorativo vinca sempre e schiacci il privato, riducendolo a pochi post pubblici (con chiari tentativi di auto promozione) e a molti privati.

Ditemi che non è così…

*Voi inteso come persone che seguivo online

2 Responses to Riflessioni di una social media diversamente-guru

  1. […] This post was mentioned on Twitter by SocialMediaStrategy, Eta and StrategieSocialMedia, Ocio Network. Ocio Network said: RT @Eta: #Riflessioni di una social media diversamente… http://goo.gl/fb/k5Gpe #socialnetwork #blogopalla #socialmediasguru […]

  2. Alessandro ha detto:

    Secondo me i guru della comunicazione, che fanno i PR da tempi immemori, non è che abbiano le idee poi così chiare. Vanno a tentativi esattamente come facciamo noi.
    Quello che sta accadendo è una vera rivoluzione mediatica dove nessuno possiede il giusto equilibrio. Separare la funzione pubblica da quella privata è una buona strategia, in alcuni casi un obbligo. Nel caso sia famoso per il mio nome e cognome, magari faccio il giornalista, devo separare la mia attività professionale da quella privata per evitare che la seconda sporchi l’immagine della prima, per evitare che un editore mi metta alla porta facendomi notare che non sono più credibile. In questo caso un alias, un nikname mi aiuta a divertirmi nella rete senza che una semplice ricerca sul web sveli l’arcano.
    Qualche anno fa amai profondamente plaxo che metteva e mette a disposizione 3 anelli diversi su cui mettere i propri contatti, business, friends, family. In questo modo si ha la possibilità di sviluppare un solo network ma su piani differenti, su quello business si mandano i feed di lavoro mentre su quello family gli inviti alle feste o le foto del pargolo nudo. Fare tutto questo per bene richiede un sacco di tempo e non sempre ci si riesce, nascono nuovi strumenti ogni mese ed è divertente vedere quello che di nuovo è stato inventato.
    Ora siamo all’inizio dell’era geotagging dove i topi d’appartamento gongolano nel saperci per un mese in argentina, fa bala l’oeucc dicono a Milano. Faremo un sacco d’errori, guru e non, quello che conta è capire, sviluppare una strategia, la nostra, da trasmettere ai nostri figli.

    PS. prevedo il defferred geotagging che ci darà la possibilità di raccontare le nostre vacanze, ma in ritardo per evitare i mariuoli.